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L’altitudine sul nostro corpo

Il fascino della scalata, la conquista della vetta sono tutti aspetti che hanno catturato l’attenzione dell’uomo sin dal 1786, anno in cui ci fu la prima ascensione sul Monte Bianco da parte dei francesi Jacques Balmat e Michel Gabriel Paccard. 

Ma il nostro corpo come si comporta in altitudine?

Finchè stiamo a livello del mare nessun problema, ma i invece iniziamo a risentirne sopra i 3000 m con le prime avvisaglie, definite in gergo come “mal di montagna” quali sonnolenza, mal di testa, fatica mentale e muscolare 

Questo perchè il nostro corpo risponde alla minore pressione dell’aria e all’ipossia, ovvero la minor disponibilità di ossigeno, aumentando la frequenza cardiaca e respiratoria, stimolando la produzione di globuli rossi (infatti bisogna fare attenzione ai livelli di saturazione del sangue) e cambiando il metabolismo.

Tutto ciò dipende anche da alcuni fattori quali:

  • il livello di altitudine
  • la velocità di salita
  • la durata di esposizione ad elevate altitudini

 

"L'alimentazione può svolgere un ruolo importante nella gestione dell'Altitudine"

Cosa evidenziano gli studi

Molti studi scientifici hanno valutato negli ultimi decenni gli effetti dell’alta quota sullo stato nutrizionale, sul metabolismo e sulla composizione corporea degli scalatori.

Diversi sono i fattori che influiscono  sulla perdita di peso.

In primis si nota una perdita di appetito, vi è uno squilibrio tra assunzione di alimenti e fluidi e il dispendio energetico elevato a cui si è sottoposti per cui non è così difficile trovare differenze nella composizione corporea dei soggetti, dove emergono spesso riduzioni della massa grassa, massa magra e disidratazione.

Inoltre, il disagio muscolare provocato da uno sforzo fisico in alta quota influenza negativamente la composizione corporea e attiva vie pro-infiammatorie. L’alterazione dell’equilibrio idrico è una risposta tipica, con una modificazione delle abitudini minzionali e una perdita di liquidi corporei.

È ampiamente documentato che la perdita di peso al di sopra dei 5000 m rappresenta un problema importante per il quale sono state proposte numerose spiegazioni, tra cui anoressia, elevato metabolismo basale, perdita di acqua corporea e alterazione degli ormoni della sazietà.

Il monitoraggio della dieta in queste particolari condizioni ambientali diventa essenziale per interpretare i cambiamenti fisici e metabolici in alta quota

Lo studio preso in esame

Dato ciò che emergeva dalla letteratura scientifica, questo studio nostrano ha cercato di identificare eventuali condizioni nutrizionali dannose, valutando  viaggiatori occidentali e portatori himalayani durante una spedizione sul Himalaya di 19 giorni, tenendo conto delle differenze etniche dei partecipanti.

Anche i risultati di questo studio sono in linea con quelli che emergono dalla letteratura, notando sia una perdita di peso che alcune difficoltà in ambito nutrizionale.

L’apporto energetico, seppur in linea con le linee guida nutrizionali, è risultato più basso rispetto al reale dispendio energetico.        Questo aspetto può confermare che all’aumentare dell’altitudine ci sia bisogno di aumentare il fabbisogno energetico per via delle condizioni ambientali a cui si sottopone lo sforzo muscolare.

Occorre applicare lo stesso ragionamento per le richieste di fluidi, che risultano aumentate così da evitare uno stato di ipo-idratazione che come sappiamo influisce negativamente su funzione fisica, prestazioni cognitive e  stato di salute.

Analizzando la composizione corporea entrambi i gruppi hanno subito una riduzione della massa muscolare i portatori nepalesi hanno conservato meglio la massa muscolare rispetto agli scalatori italiani, questo perchè probabilmente hanno un miglior adattamento allo sforzo muscolare in quota

Anche la circonferenza della vita è diminuita in entrambi i gruppi, ma in misura maggiore negli italiani.

 

Conclusioni

Quando ci si espone a scalate a determinate altitudini, il nostro corpo è sottoposto a diverse difficoltà.

 Certi autori addirittura suggeriscono una dieta ricca di proteine per contrastare i peggioramenti sulla massa magra.

Qualche studio al contario, riporta che è stato possibile mitigare la perdita di peso fornendo un fabbisogno kcal esattamente corrispondente al dispendio energetico per la quota oppure limitare l’esercizio fisico a compiti minimi per ridurre il dispendio energetico.

Un elemento da non trascurare in queste spedizioni è quello di fornire cibo appetibile da consumare in un ambiente confortevole, come ad esempio il campo base, così da ottimizzare le fasi di recupero.

Altri lavori scientifici dovranno essere pubblicati per chiarirci meglio le idee, al momento possiamo dire che  una strategia nutrizionale appropriata e un’idratazione adeguata sembrano i fattori più importanti per mantenere un apporto nutrizionale elevato e vario al fine di evitare alterazioni della composizione corporea durante le scalate in quota.

Fonte:

Feeding Your Himalayan Expedition: Nutritional Signatures and Body Composition Adaptations of Trekkers and Porters

https://doi.org/10.3390/nu13020460
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