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- Manuel Granieri
La melatonina
La melatonina è spesso conosciuta come “l’ormone del sonno”, ma la ricerca scientifica dimostra che il suo ruolo è molto più ampio e complesso.
Una revisione pubblicata sul British Journal of Pharmacology dalla neurobiologa Nava Zisapel analizza in profondità il ruolo della melatonina nella regolazione del ritmo circadiano, nella qualità del sonno e persino nei processi legati all’invecchiamento e alla neurodegenerazione.
Vediamo cosa emerge.
Il nostro orologio biologico: chi lo controlla?
Nel cervello esiste un “orologio centrale” chiamato nucleo soprachiasmatico (SCN), situato nell’ipotalamo. Questo sistema regola i ritmi circadiani: sonno-veglia, temperatura corporea, pressione sanguigna, metabolismo e secrezione ormonale.
La melatonina viene prodotta dalla ghiandola pineale durante la notte e agisce come segnale biologico di buio. In altre parole, comunica al corpo che è ora di entrare nella modalità notturna.
Un dato importante: l’aumento fisiologico della melatonina precede di circa 2 ore l’aumento della propensione al sonno.
Melatonina ≠ sedativo
Un punto cruciale evidenziato dallo studio: la melatonina non è un ipnotico classico.
Non “forza” il sonno come le benzodiazepine o gli Z-drugs.
Agisce invece sul sistema circadiano, favorendo:
- l’anticipazione del sonno
- la sincronizzazione dell’orologio biologico
- la qualità percepita del riposo
Il suo effetto è più evidente quando la produzione endogena è ridotta (anziani, jet lag, lavoro a turni, alcuni disturbi neurologici).
"La melatonina agisce su più fronti nel nostro organismo, non solamente sul sonno "
Disturbi del ritmo circadiano: quando l’orologio si sfascia
La review evidenzia benefici clinici della melatonina in:
- Jet lag
- Lavoro a turni
- Sindrome da fase di sonno ritardata
- Disturbo del ritmo sonno-veglia non-24 ore nei non vedenti
In particolare, l’agonista dei recettori della melatonina tasimelteon è stato approvato negli Stati Uniti per il disturbo non-24 ore nei soggetti ciechi.
Insonnia e qualità del sonno negli over 55
Con l’età la produzione di melatonina diminuisce significativamente.
Lo studio sottolinea che nelle persone sopra i 55 anni la formulazione a rilascio prolungato può:
- ridurre la latenza di addormentamento
- migliorare la qualità soggettiva del sonno
- aumentare la vigilanza mattutina
- non alterare l’architettura fisiologica del sonno
Un aspetto interessante è che l’efficacia sembra aumentare progressivamente nelle prime settimane fino a stabilizzarsi.
Melatonina, pressione arteriosa e rischio cardiovascolare
La ricerca evidenzia un collegamento tra:
- insonnia
- alterazione del “dipping” notturno della pressione
- rischio cardiovascolare
La mancata riduzione fisiologica della pressione durante la notte (non-dipping) è associata a maggior rischio di eventi cardiovascolari.
Alcuni studi riportati nella review mostrano che la melatonina a rilascio prolungato può migliorare la pressione notturna nei pazienti ipertesi.
Sonno, amiloide e Alzheimer: una nuova prospettiva
Uno degli aspetti più innovativi riguarda il legame tra:
- qualità del sonno
- accumulo di beta-amiloide
- rischio di Alzheimer
Durante il sonno profondo (slow-wave sleep) si attiva il sistema linfatico, responsabile della “pulizia” metabolica cerebrale.
La frammentazione del sonno può ridurre la clearance della beta-amiloide, favorendone l’accumulo.
Inoltre, nei pazienti con Alzheimer si osserva:
- riduzione precoce della produzione di melatonina
- alterazioni dei recettori della melatonina
- disturbi del ritmo sonno-veglia
Questo apre alla possibilità che la melatonina possa avere un ruolo non solo sintomatico, ma potenzialmente modulatore nei processi neurodegenerativi (ipotesi ancora oggetto di studio).
Conclusioni
La melatonina non è solo un aiuto per addormentarsi.
È un regolatore del tempo biologico, con possibili implicazioni su:
- qualità del sonno
- salute cardiovascolare
- invecchiamento cerebrale
- prevenzione del declino cognitivo
La perdita del segnale notturno fisiologico potrebbe essere un fattore centrale nell’invecchiamento e in alcune patologie croniche.
Con l’avanzare dell’età e in presenza di determinate patologie, la solidità del sistema circadiano diminuisce e la produzione di melatonina si riduce o si altera. La capacità della melatonina di aiutare a mantenere un sonno ristoratore, rappresenta una promettente via di ricerca per promuovere un invecchiamento fisico e mentale sano
Fonte:
New perspectives on the role of melatonin in human sleep, circadian rhythms and their regulation
British Journal of Pharmacology (2018) 175 3190–3199
DOI:10.1111/bph.14116