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La melatonina

La melatonina è spesso conosciuta come “l’ormone del sonno”, ma la ricerca scientifica dimostra che il suo ruolo è molto più ampio e complesso.

Una revisione pubblicata sul British Journal of Pharmacology dalla neurobiologa Nava Zisapel analizza in profondità il ruolo della melatonina nella regolazione del ritmo circadiano, nella qualità del sonno e persino nei processi legati all’invecchiamento e alla neurodegenerazione.

Vediamo cosa emerge.

Il nostro orologio biologico: chi lo controlla?

Nel cervello esiste un “orologio centrale” chiamato nucleo soprachiasmatico (SCN), situato nell’ipotalamo. Questo sistema regola i ritmi circadiani: sonno-veglia, temperatura corporea, pressione sanguigna, metabolismo e secrezione ormonale.

La melatonina viene prodotta dalla ghiandola pineale durante la notte e agisce come segnale biologico di buio. In altre parole, comunica al corpo che è ora di entrare nella modalità notturna.

Un dato importante: l’aumento fisiologico della melatonina precede di circa 2 ore l’aumento della propensione al sonno.

Melatonina ≠ sedativo

Un punto cruciale evidenziato dallo studio: la melatonina non è un ipnotico classico.

Non “forza” il sonno come le benzodiazepine o gli Z-drugs.
Agisce invece sul sistema circadiano, favorendo:

  • l’anticipazione del sonno
  • la sincronizzazione dell’orologio biologico
  • la qualità percepita del riposo

Il suo effetto è più evidente quando la produzione endogena è ridotta (anziani, jet lag, lavoro a turni, alcuni disturbi neurologici).

"La melatonina agisce su più fronti nel nostro organismo, non solamente sul sonno "

Disturbi del ritmo circadiano: quando l’orologio si sfascia

La review evidenzia benefici clinici della melatonina in:

  • Jet lag
  • Lavoro a turni
  • Sindrome da fase di sonno ritardata
  • Disturbo del ritmo sonno-veglia non-24 ore nei non vedenti

In particolare, l’agonista dei recettori della melatonina tasimelteon è stato approvato negli Stati Uniti per il disturbo non-24 ore nei soggetti ciechi.

Insonnia e qualità del sonno negli over 55

Con l’età la produzione di melatonina diminuisce significativamente.

Lo studio sottolinea che nelle persone sopra i 55 anni la formulazione a rilascio prolungato può:

  • ridurre la latenza di addormentamento
  • migliorare la qualità soggettiva del sonno
  • aumentare la vigilanza mattutina
  • non alterare l’architettura fisiologica del sonno

Un aspetto interessante è che l’efficacia sembra aumentare progressivamente nelle prime settimane fino a stabilizzarsi.

Melatonina, pressione arteriosa e rischio cardiovascolare

La ricerca evidenzia un collegamento tra:

  • insonnia
  • alterazione del “dipping” notturno della pressione
  • rischio cardiovascolare

La mancata riduzione fisiologica della pressione durante la notte (non-dipping) è associata a maggior rischio di eventi cardiovascolari.

Alcuni studi riportati nella review mostrano che la melatonina a rilascio prolungato può migliorare la pressione notturna nei pazienti ipertesi.

Sonno, amiloide e Alzheimer: una nuova prospettiva

Uno degli aspetti più innovativi riguarda il legame tra:

  • qualità del sonno
  • accumulo di beta-amiloide
  • rischio di Alzheimer

Durante il sonno profondo (slow-wave sleep) si attiva il sistema linfatico, responsabile della “pulizia” metabolica cerebrale.

La frammentazione del sonno può ridurre la clearance della beta-amiloide, favorendone l’accumulo.

Inoltre, nei pazienti con Alzheimer si osserva:

  • riduzione precoce della produzione di melatonina
  • alterazioni dei recettori della melatonina
  • disturbi del ritmo sonno-veglia

Questo apre alla possibilità che la melatonina possa avere un ruolo non solo sintomatico, ma potenzialmente modulatore nei processi neurodegenerativi (ipotesi ancora oggetto di studio).

Conclusioni 

La melatonina non è solo un aiuto per addormentarsi.

È un regolatore del tempo biologico, con possibili implicazioni su:

  • qualità del sonno
  • salute cardiovascolare
  • invecchiamento cerebrale
  • prevenzione del declino cognitivo

La perdita del segnale notturno fisiologico potrebbe essere un fattore centrale nell’invecchiamento e in alcune patologie croniche. 

Con l’avanzare dell’età e in presenza di determinate patologie, la solidità del sistema circadiano diminuisce e la produzione di melatonina si riduce o si altera. La capacità della melatonina di aiutare a mantenere un sonno ristoratore, rappresenta una promettente via di ricerca per promuovere un invecchiamento fisico e mentale sano

Fonte:

New perspectives on the role of melatonin in human sleep, circadian rhythms and their regulation

British Journal of Pharmacology (2018) 175 3190–3199

 

DOI:10.1111/bph.14116

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