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Dislipidemia

Quando si parla di dislipidemia, spesso si pensa semplicemente al “colesterolo alto”.

In realtà il quadro è più complesso.

La dislipidemia comprende infatti diverse alterazioni dei lipidi presenti nel sangue: possono riguardare il colesterolo totale, il colesterolo LDL, il colesterolo HDL e i trigliceridi.

Capire questa differenza è importante perché il profilo lipidico non è rappresentato da un unico valore e non dovrebbe essere interpretato guardando solamente il numero del colesterolo totale.

Una recente revisione sistematica con meta-analisi, pubblicata nel 2025 sul Journal of Health, Population and Nutrition, ha analizzato oltre 200 studi condotti sulla popolazione adulta mondiale per stimare quanto siano diffuse le principali forme di dislipidemia. I risultati mostrano quanto queste alterazioni siano comuni e, soprattutto, come il profilo lipidico della popolazione stia cambiando nel tempo.

Gli autori hanno valutato l'efficacia di diversi interventi psicologici nel trattamento della fame emotiva

Cos’è in realtà?

Con il termine dislipidemia si indica un’alterazione dei livelli dei lipidi nel sangue associata a un aumento del rischio cardiovascolare.

Può manifestarsi attraverso:

  • aumento del colesterolo totale;
  • aumento del colesterolo LDL;
  • aumento dei trigliceridi;
  • riduzione del colesterolo HDL;
  • oppure attraverso la combinazione di più alterazioni.

Non esiste quindi una sola “dislipidemia”.

Il profilo lipidico di una persona può presentarsi in modi differenti e proprio per questo è importante valutare i diversi parametri nel loro insieme.

La revisione sistematica di Ballena-Caicedo e colleghi ha cercato di fotografare proprio questo fenomeno, analizzando la prevalenza delle principali alterazioni lipidiche nella popolazione adulta a livello globale.

Colesterolo, LDL, HDL e trigliceridi: cosa significano?

Prima di parlare dei numeri della meta-analisi, può essere utile fare un po’ di chiarezza.

Colesterolo totale

Il colesterolo totale rappresenta la quantità complessiva di colesterolo presente nel sangue.

È un parametro utile, ma da solo non racconta tutto del profilo lipidico.

Due persone con lo stesso valore di colesterolo totale, infatti, possono avere livelli differenti di LDL, HDL e trigliceridi.

Colesterolo LDL

Il colesterolo LDL, spesso definito nel linguaggio comune come “colesterolo cattivo”, rappresenta una delle principali componenti da considerare nella valutazione del rischio cardiovascolare.

Nella meta-analisi, gli studi utilizzavano soprattutto valori di LDL-C pari o superiori a 130 mg/dL, mentre alcuni utilizzavano una soglia di 160 mg/dL.

È importante però sottolineare che le soglie utilizzate negli studi epidemiologici non devono essere automaticamente interpretate come obiettivi terapeutici individuali: la valutazione clinica del rischio cardiovascolare dipende dal quadro complessivo della persona.

Colesterolo HDL

Il colesterolo HDL viene spesso chiamato “colesterolo buono”.

Nello studio, un HDL-C inferiore a 40 mg/dL negli uomini e inferiore a 50 mg/dL nelle donne veniva classificato come HDL basso.

Questa alterazione è risultata particolarmente frequente nella popolazione analizzata.

Trigliceridi

I trigliceridi sono un’altra componente importante del profilo lipidico.

Nella maggior parte degli studi inclusi nella revisione, l’ipertrigliceridemia veniva definita utilizzando un valore pari o superiore a 150 mg/dL.

Anche in questo caso, però, il significato clinico del valore deve essere inserito nel contesto generale della persona e degli altri fattori di rischio.

Quanto sono diffuse le dislipidemie nel mondo?

È probabilmente il dato più interessante della nuova meta-analisi.

Gli autori hanno stimato a livello globale una prevalenza di:

Alterazione lipidica

Prevalenza globale stimata

Trigliceridi elevati

28,8%

Colesterolo elevato

24,1%

HDL basso

38,4%

LDL elevato

18,9%

Il dato che colpisce maggiormente è quello relativo all’HDL basso, presente nel 38,4% della popolazione analizzata.

Seguono l’ipertrigliceridemia, con il 28,8%, l’ipercolesterolemia con il 24,1% e l’LDL elevato con il 18,9%.

Questi numeri aiutano a comprendere un concetto importante: parlare di dislipidemia significa parlare di un insieme di alterazioni, non solamente di colesterolo alto.

I valori riportati derivano dal raggruppamento dei risultati di numerosi studi epidemiologici e devono quindi essere interpretati come stime di prevalenza della popolazione, non come percentuali applicabili automaticamente a ogni singolo individuo.

Uomini e donne presentano lo stesso profilo lipidico?

La meta-analisi ha evidenziato alcune differenze tra uomini e donne.

Per quanto riguarda i trigliceridi elevati, la prevalenza stimata è risultata:

  • 33,8% negli uomini
  • 24,5% nelle donne

Per l’HDL basso, invece, il risultato è stato differente:

  • 34,1% negli uomini
  • 40,5% nelle donne

Per l’ipercolesterolemia, le stime sono state del 23,8% negli uomini e del 27,2% nelle donne.

Anche per l’LDL elevato le stime sono risultate leggermente superiori nelle donne rispetto agli uomini.

Questi dati mostrano che il profilo lipidico non è necessariamente uguale nei due sessi e che la distribuzione delle diverse alterazioni può cambiare.

Il profilo lipidico sta cambiando?

Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda l’analisi delle tendenze nel tempo.

Secondo gli autori, negli anni analizzati si è osservata:

  • una progressiva crescita dell’ipertrigliceridemia;
  • un aumento, seppur più contenuto, della prevalenza di HDL basso;
  • una diminuzione della prevalenza di ipercolesterolemia;
  • una diminuzione della prevalenza di LDL elevato.

Gli autori descrivono questo fenomeno come una possibile transizione del profilo delle dislipidemie.

In altre parole, mentre alcune forme tradizionalmente associate all’aumento del colesterolo sembrano mostrare una riduzione della prevalenza, trigliceridi elevati e HDL basso assumono un peso sempre maggiore nel quadro epidemiologico globale.

È un risultato interessante anche dal punto di vista della prevenzione cardiovascolare, perché suggerisce che concentrarsi esclusivamente sul colesterolo LDL potrebbe non descrivere completamente il problema.

Perché trigliceridi alti e HDL basso meritano attenzione?

Trigliceridi elevati e HDL basso possono comparire all’interno di un quadro metabolico più ampio.

Nella discussione della meta-analisi, gli autori richiamano il possibile ruolo di fattori come:

  • aumento dell’obesità;
  • adiposità viscerale;
  • insulino-resistenza;
  • diabete mellito di tipo 2;
  • sedentarietà;
  • cambiamenti nei modelli alimentari.

Gli autori discutono inoltre il possibile contributo della cosiddetta occidentalizzazione dell’alimentazione, caratterizzata in alcuni contesti da una maggiore presenza di alimenti altamente processati, zuccheri aggiunti e bevande zuccherate, insieme a una riduzione dell’attività fisica.

È però importante fare una precisazione.

La meta-analisi è principalmente epidemiologica e osservazionale: la grande maggioranza degli studi inclusi è di tipo trasversale. Questo significa che i dati possono mostrare associazioni e tendenze nella popolazione, ma non permettono di dimostrare che un determinato alimento o comportamento sia la causa diretta dell’alterazione lipidica.

Questo è un punto fondamentale quando si parla di alimentazione e salute.

Dislipidemia e alimentazione: bisogna eliminare i grassi?

Quando viene riscontrato un valore alterato negli esami del sangue, una delle prime domande è spesso:

“Cosa devo eliminare dalla mia alimentazione?”

La risposta non dovrebbe essere semplicemente una lista di alimenti “buoni” e “cattivi”.

Il profilo lipidico è influenzato da numerosi fattori e deve essere inserito all’interno dello stile di vita complessivo e del quadro clinico individuale.

La meta-analisi evidenzia infatti la necessità di strategie preventive più ampie, che non si concentrino esclusivamente sul controllo dell’LDL, ma prendano in considerazione anche trigliceridi, HDL, metabolismo, adiposità e stile di vita.

Questo non significa che esista una specifica “dieta per abbassare il colesterolo” valida per tutti.

Significa piuttosto che, quando un esame evidenzia un’alterazione, può essere utile chiedersi perché quella alterazione è presente e quali aspetti dello stile di vita

Il ruolo della nutrizione nella prevenzione cardiovascolare

Parlare di alimentazione e dislipidemia non dovrebbe significare parlare esclusivamente di restrizioni.

Un percorso nutrizionale può avere un obiettivo più ampio: migliorare nel tempo l’insieme delle abitudini che contribuiscono alla salute metabolica e cardiovascolare.

Questo significa lavorare non soltanto sul singolo valore del colesterolo, ma anche sulle abitudini quotidiane.

La domanda non dovrebbe essere solamente:

“Quale alimento devo eliminare per abbassare il colesterolo?”

Può essere più utile chiedersi:

“Quali aspetti della mia alimentazione e del mio stile di vita posso migliorare in modo realistico e sostenibile?”

È un cambiamento di prospettiva importante. L’obiettivo non è costruire una dieta perfetta per qualche settimana, ma individuare modifiche che possano essere mantenute nel tempo.

Conclusioni

La revisione sistematica e meta-analisi di Ballena-Caicedo e colleghi offre una fotografia molto ampia della situazione globale.

Il messaggio più interessante non è semplicemente che “il colesterolo alto è frequente”.

È che le dislipidemie sono molteplici e il loro profilo sta cambiando.

A livello globale, la meta-analisi ha stimato:

  • 28,8% di ipertrigliceridemia;
  • 24,1% di ipercolesterolemia;
  • 38,4% di HDL basso;
  • 18,9% di LDL elevato.

Sono inoltre emerse differenze tra uomini e donne e importanti variazioni geografiche.

Gli autori sottolineano quindi l’importanza di una prevenzione cardiovascolare che non si limiti esclusivamente al controllo dell’LDL, ma consideri il quadro lipidico e metabolico nel suo insieme.                  Come ogni ricerca scientifica, anche questa meta-analisi presenta alcuni limiti.

Di conseguenza, i risultati sono molto utili per comprendere la dimensione globale del problema, ma non possono essere trasferiti automaticamente alla situazione del singolo individuo.

Fonte:

Ballena-Caicedo J, Zuzunaga-Montoya FE, Loayza-Castro JA, et al. Global prevalence of dyslipidemias in the general adult population: a systematic review and meta-analysis

Journal of Health, Population and Nutrition. 2025;44:308.                       DOI: 10.1186/s41043-025-01054-3.

 

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